Angelo

angelo.jpg     David Macaulay

 Donzelli, 2012

Baffoni bianchi sotto un nasone sporgente, e un cappellaccio calcato sulla zucca. Angelo è il mastro restauratore più esperto in città. La facciata di un’antica chiesa si sgretola? Un monumento antico si riempie di crepe? Ci pensa Angelo. Ora, per esempio, sta restaurando una chiesona nel centro di Roma, e pur essendo ormai vecchietto, passa le giornate in cima a un’impalcatura alta fino al cielo. Lassù combatte la sua battaglia quotidiana con i colombi, che s’infilano in ogni nicchia e ci lasciano piume e ramoscelli, impedendogli di stendere l’intonaco e passare lo stucco. E chi l’avrebbe mai detto, che proprio una colomba sarebbe diventata la sua migliore amica? Angelo l’ha scovata in una nicchia, ferita e incapace di volare. Sbollita la rabbia, se l’è portata a casa, l’ha medicata e protetta finché non è guarita. Le ha dato pure un nome, Silvia, e ha cominciato a portarsela sempre dietro anche la domenica, nelle sue scampagnate. Finché una mattina, quella della chiusura del cantiere, Angelo non si è più svegliato. Che ne sarà adesso di Silvia? Chi la proteggerà? Niente paura, Angelo, previdente, le ha costruito un nido di stucco in cima alla chiesa, da dove Silvia vedrà i tetti di Roma e metterà su famiglia. Poi, un giorno, tanti anni dopo, qualcuno tornerà a restaurare la chiesa e scoprirà quel nido di stucco abbandonato, con dentro qualche piuma e un vecchio cappello – quello di Angelo. Nessuno toccherà niente e il ricordo di quell’insolita amicizia resterà scolpito per sempre.